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Storia: Una comunità che amo e che guarda avanti PDF Stampa
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Domenica 01 Settembre 2002 01:00

Ho cercato di tradurre con queste parole l'augurio per la Parrocchia di San Francesco D'Assisi in Lainate che sento un po' "mia" o almeno di cui mi sento ancora legato affettivamente e spiritualmente. Venticinque anni di storia mi portano a ricordare volti e luoghi, a riflettere sul "mistero" di una comunita' che ho visto nascere e crescere e far venire alla superficie affetto e riconoscenze.
I ricordi, anzitutto mi riportano ad alcune date della mia vita che ormai sento lontane e giungono fino alle origini della parrocchia...!
Ripenso al 12 Giugno 1977, all'oratorio di allora, allo scantinato, al 4 Ottobre 1980 ai campeggi e alla casa di Saint Jacques davanti agli occhi e nel cuore.
Tanti seminaristi che hanno animato l'oratorio, i primi giovani impegnati nelle attivita' parrocchiali, il meraviglioso gruppo di uomini collaborativi, le mamme infaticabili e generose con la loro presenza umile silenziosa ma indispensabile , le prime vocazioni (il 24 Settembre 1994, l'11 Maggio 1996). Quante altre cose ricordo! Mi vengono in mente anche tanti luoghi; case e strade ormai trasformate, se non completamente modificate dagli interventi urbanistici.  La parrocchia infatti e' fatta anche di vie di cortili di villette di condomini, di tutti noi persone conosciute con le loro gioie e i loro problemi. Come dimenticare gli ammalati gli anziani, i ragazzi, i giovani, i defunti.
Le vicende umane di solitudine, di solitudine dignitosa, di povertà nascoste, di carità discreta. Soprattutto però mi vengono in mente i volti di molte persone che ho incontrato, convinto, che mi hanno voluto bene ma se mi lascio prendere dall'emozione rischio di farmi travolgere dalla nostalgia. E la nostalgia da sola non può dire tutto di una parrocchia.
Chiedo perciò aiuto e riflessioni più ufficiali per cercare di comprendere meglio il "mistero" di una parrocchia.
Sfoglio il testo del Sinodo 47° della nostra Diocesi.
La rinnovata scelta pastorale della parrocchia viene giustificata dall'invito in base al fatto che essa svela un'autentica figura di Chiesa in quanto aggregante sulla base della comunità di vissuto o vivente, segno di comunione, luogo della pastorale ordinaria nella quale la fede può diventare credibile a tutti.
La scelta privilegiata della parrocchia e' quella della pastorale ordinaria che e' definita come cuore della comunità e di tutte le persone come attenzione a tutte le tappe dell'esistenza e alle diverse forme della vita cristiana. Nella parrocchia la fede può diventare accessibile a tutti, ma non a prezzo di una banalizzazione degli obiettivi pastorali , quasi che nella pastorale ordinaria essi rimanessero generiche e rinunciatarie.
Infatti la meta di questa pastorale ordinaria e' la formazione del Cristiano perché diventi adulto nella fede; consapevole e testimone. Se poi la parrocchia e' residente nel territorio diventa attenta a tutti coloro che abitano al suo interno compresi i lontani, gli indifferenti: diventa missionaria.
Se queste riflessioni valgono per tutte le parrocchie, esse aiutano anche a ritrovare le ricchezze della parrocchia di S. Francesco D'Assisi in Lainate e a stimarla.
Ma sono sufficienti a motivare l'affetto per la parrocchia?  Perché mi viene spontaneo dire “lo voglio bene alla parrocchia di S. Francesco” ?
E' possibile voler bene a una parrocchia? Credo proprio di si.
A costo di sembrare retorica tento di motivare il perché le persone vengono sempre alla mia parrocchia, accolte amate e condotte a scoprire la grazia misericordiosa del Signore.  E' questa esperienza che rimane dentro di me storia fatta di incontri, fatiche, esperienze esaltanti, responsabilità e contrasti. Anche se le realtà cambiano, rimane la scoperta che in quel tempo e in quel luogo e' stato possibile incontrare il Dio della misericordia.
E' nella parrocchia che ho incontrato il Vangelo di Gesu' , la sua presenza nella Parola, nei Sacramenti, nella bellezza della liturgia, nella comunione delle persone diverse da me.
In questa parrocchia mi sono riconosciuto amato e reso capace di amare nonostante le mie paure e contraddizioni. Riconosco che S. Francesco mi ha consegnato dei doni indistruttibili. Voglio bene alla Parrocchia di S. Francesco perché al di la di ogni gruppo di ogni amicizia e di ogni persona ho imparato a ritenere il Vangelo come cosa più importante. Quando non lo e' , qualcos’altro diventa più importante, ma spesso (sempre!) anche più deludente.
Voglio bene alla Parrocchia S. Francesco, perche e' una parrocchia in cui molti, sia pur in modo diverso, hanno sempre cercato di coltivare due virtù tra loro complementari: l'amore per l'oggi che c'e' dato e la cura per il domani.
Si ama il presente perché il Signore lo ama; e per questo non si guarda indietro con nostalgia, ma neppure ci si attacca sull'oggi. La parrocchia non e' nostra ma del Signore; Lui ce la affida perché noi la consegniamo ad altri Cristiani come ha fatto con gli apostoli, cosi con la "gente" di Grancia e Pagliera che ci ha preceduta e ci ha trasmesso i doni della fede. A noi spetta accoglierli nell'oggi per restituirli a nostra volta ad altri.
Con la riconoscenza più grande per coloro che tanto mi hanno dato e con l'augurio più sincero a chi oggi "porta la fiaccola della fede" nello spirito di S. Francesco, auguro buona continuazione.
Con amicizia,

Don Giuseppe

 

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