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Storia: Due piccole frazioni chiamate Grancia e Pagliera PDF Stampa
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Martedì 01 Ottobre 2002 01:00

La mia memoria mi riporta indietro nel tempo, agli inizi degli anni cinquanta quando la Pagliera era formata praticamente solo dal cortile e da altre due o tre case, dislocate come invisibili punti nel verde dei prati e dei boschi che dominava, a tutto tondo, l'orizzonte.

Era abitata da cinque o sei famiglie in tutto e, se la memoria non fa scherzi, direi che, in tutto, eravamo circa cinquanta persone! Ah, dimenticavo! Pagliera deriva da "pagliaio". Le notizie storiche sembrano parlare di questo luogo proprio come di un pagliaio situato ben distante dalla cascina vera e propria: la corte Grancia. 

E veniamo dunque alla Grancia perché qui viene il bello! Perché?

Beh, se è vero che la storia insegna, i dati storici accennati sono un indizio significativo: la Grancia, di origine cinquecentesca, aveva due cortili (nel 1952 erano 350 persone), così che noi della Pagliera eravamo in netta minoranza.
Tra le due frazioni (ma sarebbe meglio dire cascine) c'era una rivalità non indifferente, degna delle lotte tra Montecchi e Capuleti.

Presso la cascina di Grancia c'era poi la chiesetta di S. Andrea. Mentre a Pagliera c'era solo una cappellina molto più piccola, la chiesetta di San Giuseppe; ci si stava a malapena in 20 persone e la messa veniva celebrata solo il giorno del Santo.
Alla Grancia, invece, veniva effettuata qualche celebrazione in più; se ci si andava, però, occorreva essere premuniti perché, se ci si voleva sedere, occorreva versare cinque lire, altrimenti "nisba"! Si stava in piedi!

Queste ed altre piccole ripicche erano all'ordine del giorno... Un esempio mi aiuterà a farvi capire il clima di competizione che si respirava:  quando si facevano le porte trionfanti, per celebrare l'arrivo della Madonna Pellegrina, venivano addobbate con ghirlande, fiori e festoni alcune zone della nostra attuale parrocchia. Noi ragazzetti della Pagliera eravamo costretti a fare i turni per curare gli addobbi fatti per paura che i nostri compagni della Grancia venissero a fare i dispetti per rovinare il lavoro svolto. Ovviamente la stessa cosa succedeva quando le porte trionfanti venivano fatte dagli abitanti della Grancia. Era una continua competizione per dimostrarsi più bravi dei rivali.

Nonostante questi bisticci ci si voleva bene, erano tanti i momenti di gioco e di svago comuni. Tra un dispetto e l'altro, tra tanti momenti di gioco/rivalità gli anni passano; si diventa più grandi non solo come età, ma anche come numero di abitanti. Cominciano le costruzioni sia nei pressi di una cascina che dell'altra e, così, ci si avvicina non solo nei pensieri, ma anche fisicamente.

Arriva tanta gente, un po' da tutte le parti d'Italia: meridionali, veneti, bresciani, milanesi e.. .chi più ne ha più ne metta! Stiamo diventando una comunità!

Costruiscono un salone; per noi sarà la prima Chiesa; anche noi finalmente alla domenica possiamo partecipare alla S. Messa! Poi c'è il sentore che potrebbe arrivare anche un parroco... quasi un sussulto che fa mormorare gli abitanti delle due frazioni che ancora non sono molto numerosi.

La voce diventa concreta nel 1977 quando arriva Don Giuseppe Prima, il nostro primo parroco.

Davvero la favola è diventata realtà!

Lucia Colombo

 

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