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Storia: Lettera di Don Pierluigi alla parrocchia per il XXV anniversario PDF Stampa
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Domenica 01 Ottobre 2006 17:11

Per poter dare un volto alla nostra Parrocchia in questo cammino di fede, in questo celebrare il suo XXV° anno di vita, mi faccio aiutare da ciò che i nostri vescovi ci hanno suggerito per questo primo decennio del 2000: "Comunicare il Vangelo in questo mondo che cambia".

Vogliamo essere una parrocchia che desidera essere una famiglia?
Bisogna recuperare la gioia di stare con Gesù e con i nostri fratelli ed essere pronti ad accogliere ogni fratello che arriva a far parte della nostra famiglia.
 

Accogliere il Vangelo

Per prima cosa bisogna dare spazio a Cristo, al suo vangelo.Così scrivono i nostri vescovi: "Abbiamo bisogno di cristiani con una fede adulta, costantemente impegnati nella conversione, infiammati dalla chiamata alla santità, capaci di testimoniare con assoluta dedizione, con piene adesioni e con grande umiltà e mitezza il Vangelo. Ciò non significa credersi migliori, né comporta l'esigenza di separarsi dagli altri uomini, ma vuoi dire prendere sul serio il Vangelo, lasciando che sia esso a portarci dove noi forse non sapremmo neppure immaginare e a costituirci testimoni", (N. 45) Lasciarsi educare dal Vangelo richiede amare la catechesi. Il nostro Cardinale Carlo Maria Martini ha sempre dato una forte priorità all'ascolto della Parola di Dio. La catechesi deve essere il momento dove tutta la comunità si mette davanti al Vangelo e si lascia interrogare dall'amore del Signore che illumina la storia della nostra vita. Facciamo fatica a dare un po' di tempo per vivere questo momento formativo, pensiamo che sia un tempo inutile e perso.La catechesi è il momento che mi permette di conoscere l'amore di Dio e che mi renderà poi testimone, annunciatore del Vangelo di Gesù. Anche i ragazzi vedono questo momento come un peso ed appena termina la preparazione al sacramento della Cresima, ecco che si ritengono indispensati e non vogliono più vivere questo cammino di fede. Noi adulti, genitori ed educatori siamo responsabili di questo evento, occorre dare l'esempio ed incoraggiare a conoscere i valori della nostra fede.

Amare l’Eucaristia

Questo richiede di essere capaci di creare una comunità dove al centro sta l'amore di Dio e questo significa mettere al centro l'eucaristia. E' l'Eucaristia che fa la comunità, è l'Eucaristia che costruisce la famiglia parrocchiale ed ecclesiale.I nostri vescovi ci scrivono così: "Giovanni Paolo II ci ricorda che la nostra testimonianza sarebbe insopportabilmente povera se noi per primi non fossimo contemplatori del volto di Gesù… E la contemplazione del volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto di lui ci dice la sacra scrittura, che è, da capo a fondo, attraversata dal suo ministero. La parola di Dio, che è capace di farci apostoli, ci chiede anzitutto di essere discepoli... Sarebbe assurdo pretendere di evangelizzare, se per primi non desiderassimo costantemente essere evangelizzati… Ci sembra pertanto fondamentale ribadire che la comunità cristiana potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la centralità della domenica, “Giorno fatto dal Signore”, “Pasqua settimanale”, con al centro la celebrazione dell'eucaristia, e se custodirà nel con tempo la parrocchia quale luogo - anche fisico - a cui la comunità stessa fa costante riferimento". (N. 47).E' importante fermarci a riflettere sul senso della nostra vita. A volte la vita di fede ha poco importanza, o meglio viene ritenuta un cammino personale senza la possibilità o il dovere di comunicare al fratello la gioia di incontrare Gesù nella vita dei sacramenti e della catechesi. Bisogna diventare testimoni gioiosi della fede che Dio ci ha donato, essere "sale e luce" in mezzo ai fratelli e camminare con loro all'incontro con Gesù.E' solo l'eucaristia che aiuta a crescere in comunione e nel perdono. Infatti essa richiede la capacità di essere una comunità, di essere capaci di accettarci così come siamo, di saperci perdonare e cercare ciò che unisce e non ciò che divide.Purtroppo non è facile realizzare questa unione e questa comunione. Infatti, se per comunione con Cristo intendiamo comunione con i fratelli, si nota un eccessivo "guardarsi in cagnesco", una manifesta intenzione di restare ciascuno nell'ambito della propria "etichetta", sintomi, questi, di una mancanza di disponibilità ad aprirsi e ad accettarsi vicendevolmente.E' in questo fatto che l'Eucaristia muore!Si nota un vicendevole sfuggirsi ed evitarsi, atteggiamenti riconducibili ad orgoglio edegoismo faticosamente superabili dalla natura umana ed anche un'incoerenza tra dire ed agire.Anche tra coloro che hanno posto l'essere cristiano come fondamento della propria vita, manca la capacità di un confronto sereno e vero con la Parola di Dio e con gli altri membri della comunità. Questo perché non si ha abbastanza fiducia nell'Eucaristia, si ha paura che Dio chieda qualcosa di grande o qualcosa che non sia comunque il proprio progetto personale di vita; ecco perché c'è poca disponibilità al servizio.L'Eucaristia che viviamo deve aiutarci a non avere vergogna di essere amici di Dio. A volte ho l'impressione che si abbia paura di rovinare la quiete dell'indifferente, solo per un falso rispetto della libertà dell'altro. Dio ci chiederà conto della salvezza del fratello che abbiamo accanto e noi siamo responsabili della sua salvezza. Amare l'eucaristia e camminare insieme nella gioia richiede la capacità di non avere vergogna di rispondere e cantare durante la celebrazione; inoltre sarebbe buona cosa vivere l'eucaristia anche in un giorno della settimana, così da riempire il nostro cuore con quell'amore che ha spinto Gesù a dare la sua vita per la nostra salvezza.Ecco la sfida che ci attende in questi prossimi anni: non vergognarci di essere cristiani e non avere paura di testimoniare la nostra fede in Gesù. Sarà l'Eucaristia la nostra forza e il nostro sostegno. Aiutiamo i ragazzi, gli adolescenti e i giovani ad amara-questa celebrazione, viviamo con gioia questa celebrazione. Sia questo il nostro impegno e il modo per dire Grazie a Dio per il dono della comunità di San Francesco.

Auguri. 

Don Pierluigi

 

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